Partiture mute. Note a margine, personale a cura di Uliana Zanetti, presso Museo Internazionale della Musica di Bologna, Mainproject ArtCity 2020.
Una parte della ricerca si concentra sulla relazione tra memoria, linguaggio e identità, con particolare attenzione alla dimensione femminile. Nel progetto Partiture Mute (2016 - 2018), sono state rielaborate composizioni di autrici vissute tra il Medioevo e il primo Novecento, restituendo visibilità a opere spesso dimenticate o rimaste a lungo sconosciute. Le partiture musicali vengono tradotte in strutture visive e tessili, trasformandosi in superfici attraversate da fili, nodi e tensioni che evocano pratiche tradizionali come il merletto a tombolo, reinterpretato attraverso una sovversione del canone. Altre installazioni, realizzate in occasione di ArtCity 2020, sono Neumatiche tattili e Astrazioni Geometriche.
Questo percorso si sviluppa ulteriormente in un nuovo step da cui nasce Alterità periferiche (2020 - 24), una video installazione che estende e approfondisce le stesse tematiche attraverso una dimensione partecipativa. In questo contesto, il dialogo tra memoria, linguaggio e identità si traduce in una trama sonora condivisa, capace di mettere in relazione generi e posture differenti, attivando uno spazio di confronto e risonanza tra soggettività plurali.
Partiture mute, installazione, 24 elementi, stampa digitale su tessutp, plexiglass, supporto semirigido, fili, spilli e fuselli, 20x42 cm (le misure variano in relazione alla lunghezza dei fili con i fuselli) 2016 - 2018.
A seguire alcune immagini delle Partiture (si veda il catalogo per gli approfondimenti).
Neumatiche tattili, installazione, UV digital printing con elementi tattili in rilievo, 190x150 cm (variabili)* 2020.
Astrazioni Geometriche, ricamo su lino, fili di seta e di cotone, aghi, listelli di legno, installazione, 185 x 120 cm (variabili), 2020.
Alterità periferiche, video installazione, 2023/2024
Alterità periferiche nasce nell’ambito del progetto Partiture mute. Note a margine nel 2020, ma la sua realizzazione è stata posticipata di due anni a causa dell’epidemia di Covid-19.
L’opera raccoglie esecuzioni estemporanee in cui il corpo delle musiciste e dei musicisti si relaziona a una partitura invisibile, restituendo voce ad alcune delle compositrici al centro dell’installazione Partiture mute. Il progetto si propone come una riflessione sulla questione di genere, aprendo a nuove possibilità di autodeterminazione.
La scena diventa uno spazio mentale aperto all’errore, ai tempi dilatati e all’imperfezione: le esecuzioni non sono costruite, ma restituiscono la dimensione intima del processo creativo. Suoni, pause e movimenti si intrecciano in un flusso instabile, dove il corpo si afferma come primo strumento espressivo.